INQUADRAMENTO DIAGNOSTICO

Nonostante l’affaticamento sia uno sei sintomi più frequenti riportati dai pazienti ai propri medici di base, qualcuno di essi, non molto frequentemente, si presenta all’ambulatorio medico con una serie di sintomi, in qualche modo aspecifici, ma che egli di solito riferisce con spavento e non poca preoccupazione, che ricordano quelli di un’influenza che non guarisce mai. Febbricola persistente, mal di gola, mal di testa differente da quello di cui magari già soffriva, a volte artromialgie, malessere generale che va e viene o persiste in modo cronico, ma soprattutto una fatica violenta, a livello fisico e mentale, che non si spiega con eventi eccezionali o cambiamenti importanti nella routine del paziente, e che si accompagna spesso a  disturbi neurologici,  del sonno, e che impedisce di svolgere le più semplici attività quotidiane sconvolgendo la vita di chi, più o meno improvvisamente, viene ad affrontare questa nuova situazione. L’esordio può essere acuto o graduale, e spesso viene riferito in seguito ad eventi stressanti, sia a livello fisico che mentale, oppure ad eventi infettivi, quali una forte influenza, o un’infezione delle vie respiratorie superiori o gastrointestinale, o ancora una toxoplasmosi, o mononucleosi, una vaccinazione anti-epatite B, o anche una trasfusione di sangue.

In questi casi, occorre prima di tutto escludere tutta una serie di patologie rilevanti che potrebbero generare quadri in qualche modo simili a questo, con accertamenti ematochimici e se necessario psichiatrici, come mostrato nella seguente tabella:

Tabella 1:
Criteri clinici di esclusione per la CFS

Malattie oncologiche Malattie autoimmuni/reumatologiche
Infezioni: locali, occulte o sistemiche, subacute, croniche da batteri, funghi, parassiti, virus (incluso HIV ed epatiti croniche)
Patologie psichiatriche: depressione bipolare, schizofrenia, demenza, anoressia o bulimia nervosa
Patologie infiammatorie croniche (es. granulomatosi di Wegener, sarcoiodosi)
Malattie neuromuscolari (es. miastenia gravis, sclerosi multipla)
Patologie endocrine ipotiroidismo, m. di Addison, m. di Cushing, IDDM
Tossicodipendenza (alcool, droghe, psicofarmaci)
Patologie croniche: cardiache, gastrointestinali, epatiche, renali o ematologiche conosciute

Tabella 2: 
Esami di laboratorio consigliati come screening di routine per la CFS


Esame emocromocitometrico con formula leucocitaria
VES, PCR
AST, ALT, gammaGT, CPK, LDH
Protidemia ed elettroforesi sieroproteica
Creatininemia
Glicemia
Elettroliti e calciemia
Es. urine
TSH
Sideremia
Fattore reumatoide e ANA

Nel caso in cui non risulti nulla di significativo da questo primo screening, eppure i sintomi continuino a persistere, magari ad aggravarsi, oppure a scomparire per brevi periodi ma poi ad riaffacciarsi in modo prepotente, per una durata minima di sei mesi, occorre prendere in considerazione la possibilità di una CFS\ME (Chronic Fatigue Syndrome- encefalomielite mialgica), la cui definizione di caso più utilizzata è quella data dai CDC americani nell’88, ed aggiornata nel 94, per risultare meno restrittiva:

  1. La CFS provoca fatica cronica persistente, o oscillante, che non è il risultato di uno sforzo attuale, che non viene alleviata dal riposo e che porta ad una riduzione sostanziale di tutte le attività lavorative, sociali e personali.

  2. Devono essere presenti almeno 4 dei seguenti sintomi, precedentemente assenti, per almeno 6 mesi:
  • Mal di gola
  • Linfonodi ascellari o cervicali alterati
  • Dolori muscolari
  • Dolori articolari senza arrossamento delle articolazioni
  • Disturbi, persistenti o ricorrenti, della memoria a breve termine, della concentrazione, tali da causare severe riduzioni nelle attività occupazionali sociali e personali
  • Cefalea nuova o diversa da quella presente precedentemente
  • Malessere generale in seguito ad un esercizio fisico, che perdura per almeno 24 ore.

Nonostante siano stati sperimentati vari tentativi terapeutici, in questi anni, in vari paesi, non esiste ancora una terapia codificata per la CFS, né sono stati approvati farmaci specifici dalle agenzie per il controllo dei medicinali, sia perché si tratta di un grave disordine di tipo multifattoriale, sia perché i meccanismi patogenetici sono in larghissima parte ancora misteriosi.
A meno che ci si imbatta in una concomitante depressione, l’uso diffuso degli antidepressivi (talvolta la stanchezza e altri sintomi portano a confondere questa forma con una manifestazione depressiva) non porta ad altro che a frustrazione da parte del medico e del paziente, in quanto non solo non sono efficaci ma talvolta peggiorano il quadro.
Come per altre malattie croniche, la terapia cognitivo-comportamentale e la fisioterapia possono essere di sostegno, sia nell’affrontare i cambiamenti di vita che la malattia impone, che producono certamente un grave impatto psicologico, sia le conseguenze della stessa a livello motorio-muscolare.